Antisemitismo, Israele male del mondo… I social media legittimano razzismo e odio

15153117_721435428031968_604051918_o“Le capacità di manipolazione sono aumentate a dismisura con la diffusione dei social media che fungono da cassa di risonanza, distorcendo quelli che sono i fatti reali. I social media danno spazio a fenomeni pericolosi che confondono il nostro senso critico. Un esempio è stato strategia del terrore messa in atto dalla grande macchina di propaganda dell’ISIS, che trova proprio la sua
ragion d’essere nei social media. Allo stesso modo, anche i fenomeni di razzismo seguendo questo tipo di dinamiche possono diventare perfino “socialmente accettabili”. Negli ultimi dieci anni abbiamo notato una manifesta ostilità soprattutto nei confronti del popolo ebraico e dello stato di Israele, visto da molti come “il male del mondo” partendo addirittura dalla negazione della Shoah, nonostante sia considerato reato! Il problema della crescita di questo antisemitismo 2.0 genera un processo che porta soprattutto i giovani, manipolati dalla dilagante disinformazione antisemita, a rimanere passivi davanti a un odio antiebraico percepito come normale, quotidiano e legittimo.
Ci sono stati due grandi momenti in cui un barlume di speranza si riaccese nei confronti del servizio straordinario che internet poteva offrire all’umanità per combattere disinformazione e sconfiggere dittature: prima, il movimento iraniano Onda Verde, a cui, tuttavia, partecipò solo una minoranza corrispondente alla borghesia colta, cosmopolita e competente nell’uso dei media; seconda, la primavera araba del 2011, che vide implicate molte migliaia di persone in Egitto, Tunisia e Libia. Ricordiamo tutti la grande manifestazione a piazza Tahir dove migliaia di attivisti, grazie alla rete si riunirono e manifestarono contro Mubarak. Quello è stato l’esempio che la comunicazione attraverso internet ha funzionato rovesciando la dittatura. Ma è stato anche l’esempio di come solo la comunicazione non basti. Infatti al rovesciamento della dittatura è subentrato il caos, caos di cui hanno approfittato i partiti legati all’Islam radicale. Dunque la primavera araba ha fallito perché a monte mancava un progetto politico organizzato capace di ristabilire l’ordine nelle istituzioni e nella società.
Insomma, internet senza un’adeguata cultura diventa un’innovazione mancata che rischia di diventare strumento che diffonde odio, pregiudizi e ignoranza!”

Roma 23 novembre – Paola Ghedini al convegno Web2Society