Guerra informatica: la Russia fa disinformazione in Usa e Ue

“L’attuale e persistente strategia aggressiva di Information Warfare da parte di Mosca – sia nei confronti di uno storico ‘nemico’ come gli Stati Uniti, così come nei riguardi anche di Stati meno schierati, come, da ultimo, l’Italia -, dev’essere inquadrata nel più ampio concetto strategico russo. La strategia di Mosca vede l’informazione in sé come elemento cardine ed obiettivo costante di questo genere di attività, al di là della presenza o meno di una situazione di conflitto o di ostilità e soprattutto a prescindere dal canale attraverso cui l’informazione viene trasmessa”, come “Internet, media tradizionali, carta stampata, connessioni militari, passaparola dei cittadini e altro”. A dirlo è Stefano Mele, avvocato specializzato in Diritto delle Tecnologie, Privacy, Sicurezza delle Informazioni e Intelligence.

“Nel quadro della ‘Informatsionnaya Voyna’, ovvero appunto dell’Information Warfare” – rimarca l’esperto commentando le recenti accuse di ingerenze informatiche e di disinformazione sul Web operate nella campagna elettorale presidenziale Usa e nella vita politica europea rivolte nei confronti del Cremlino da diversi analisti e addetti ai lavori – “la Russia si è da sempre posizionata come uno dei principali attori internazionali, incentrando proprio sul cosiddetto ‘soft power’ il proprio approccio alle questioni di politica internazionale”.

L’approccio russo alla superiorità nel dominio informativo è, per Mele, “quanto più esteso ed onnicomprensivo possibile ed è soprattutto un punto cardine della politica russa anche in tempo di pace. Ciò – aggiunge il legale -, lo differenzia molto dall’atteggiamento occidentale, che vede invece l’Information Warfare come uno strumento tattico da utilizzare in situazioni di ostilità. Sottovalutare o peggio ancora ignorare questi comportamenti, magari bollandoli come meramente ‘casuali’ e non rientranti in una precisa e più ampia strategia, può voler dire aprire e lasciare aperta una rilevante finestra di opportunità alle attività di influenza e di disinformazione del governo russo. Un atteggiamento che né l’Europa e né tanto meno l’Italia può oggigiorno permettersi”.

Secondo l’esperto, “risulta infatti ormai evidente come da tempo la superiorità nel dominio informativo rappresenti per ogni Stato un obiettivo strategico primario ed imprescindibile da acquisire e contemporaneamente difendere dalle attività di nemici e alleati. Le informazioni, però, rappresentano al contempo anche un impareggiabile strumento di offesa, che proprio grazie al cyber-spazio ha trovato nuove e più efficaci strade per la conduzione delle operazioni tipiche del mondo dell’intelligence, come quelle di influenza, ingerenza, disinformazione e intossicazione informativa. Attività, queste, tutte rientranti nel più ampio concetto – forse ancora troppo poco dibattuto – di Information Warfare”.

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