Cyberattacchi: l’evoluzione della minaccia terroristica

Le minacce al cyberspace sono parte integrante della quotidianità. Hanno oggi forme diverse, diversi scopi e coinvolgono diversi attori. Professionisti della cyber intelligence, attivisti – o hacktivist, data la dimensione in cui operano -, vere e proprie bande criminali possono acquisire informazioni sensibili, attaccare infrastrutture di vitale importanza per il Paese o la privacy dei singoli cittadini.

Le organizzazioni terroristiche che cercano di diffondere la loro ideologia e attirare seguaci in tutto il mondo ora fanno uso delle più recenti tecnologie e piattaforme multimediali in modo da raggiungere un pubblico vasto e costantemente connesso.
Il primo caso di e-ostilità ha riguardato un Ddos che aveva messo fuori uso per una settimana o più il sito ufficiale Hizbullah.

Il Ddos (Distribuited Denial-of-Service) in generale consiste in una tipologia di attacco nel quale gli hacker attivano un numero elevatissimo di false richieste di servizio, provenienti in contemporanea da più macchine e rivolte al medesimo server, consumando le risorse di sistema e di rete del fornitore del servizio. In questo modo le strutture informatiche dell’azienda, dell’ente o del provider affogano letteralmente sotto le richieste incessanti, poiché non più in grado di erogare i servizi per i quali sono preposte, risultando quindi irraggiungibile.

Nei nuovi conflitti è sempre più importante l’integrazione del dominio cibernetico nell’approccio alle armi combinate in modo da poter accelerare il conflitto stesso e prevalere sul nemico. La guerra odierna tende sempre più a una vera e propria convergenza delle armi classiche con quelle tecnologiche legate al cyberspace. Una convergenza utile a capire l’evoluzione della minaccia terroristica, principale nemica delle sempre più claudicanti democrazie.

 

Ma come rispondono i governi?

Il governo Britannico, ad esempio, ha impegnato 265 milioni di sterline per migliorare i sistemi informatici militari, al fine di difendere il Paese contro i crescenti rischi per la sicurezza. Il Segretario della Difesa Michael Fallon ha dichiarato: “Il cyber-attacco è una delle più grandi sfide alla nostra sicurezza. E’ fondamentale usare il nostro bilancio della difesa e investire in questo programma”.

L’investimento, che supporta il nuovo programma di indagini vulnerabilità Cyber (Cvi), migliorerà le capacità del Ministero nella comprensione dei rischi informatici.
Un piano di investimento, che ha visto l’impiego di circa 150 milioni di dollari, stanziato a favore del programma marittimo creato per migliorare le capacità di guerra in mare. Il programma mira infatti a sviluppare droni di sminamento in grado di proteggere il personale militare in ambienti difficili.

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