Ci siamo quasi: Trump alla Casa Bianca

Ci siamo quasi: Trump alla Casa Bianca. Possibile saperlo già? Ma i sondaggi non davano la Clinton in vantaggio? E’ proprio questo il punto: è facilissimo diffondere in rete qualsivoglia informazione, vera o falsa che sia, creata ad hoc per servire gli scopi più disparati, influenzando l’opinione pubblica mediante raffinate tecniche di manipolazione della percezione. Naturalmente la notizia, come tante altre in rete, è falsa.

Quella contemporanea è l’epoca dell’informazione h24, della velocità delle notizie che, attraverso il web e i social network, fanno il giro del mondo in pochi minuti, della possibilità di accedere a contenuti e documenti prima raggiungibili soltanto da pochi:eppure questa è paradossalmente anche l’epoca che ha visto il proliferare incontrollato di informazioni false che, una volta entrate nel circuito della rete e dei media tradizionali, è praticamente impossibile bloccare. Non è un caso che nel 2013 il World Economic Forum ha inserito la disinformazione digitale (casuale o costruita ad arte) nella lista dei ‘rischi globali’, capace di avere risvolti politici, geopolitici e, perfino, terroristici.

L’informazione ha un’importanza cruciale nella società odierna:per questo il potere non coincide più con luoghi fisici, ma con i flussi di informazione e la gestione degli stessi è al centro degli equilibri economici e geopolitici del pianeta. L’informazione si qualifica innanzitutto come il contenuto di conoscenze e il significato di messaggi che consentono di conoscere fatti e situazioni e di modificarli: oggi queste informazioni sono prevalentemente trattate da computer digitali e viaggiano su reti informatiche. Ma l’informazione è importante anche come strumento di guerra. Uno strumento che assume forme diverse e molteplici: guerra d’informazione, di propaganda, cibernetica.
Ad esempio, lo scontro tra Wikileaks e gli Stati Uniti d’America sulle email di Hillary Clinton, è un esempio di guerra dell’informazione,visto che noti mercenari informatici, al soldo di uno stato avversario, hanno prima trafugato quelle email violando dei sistemi informativi, e poi hanno fatto in modo di divulgarle per delegittimare il candidato democratico alla Casa Bianca.
Invece la guerra di propaganda vera e propria è quella che stanno combattendo Russia e America sul fronte siriano, accusandosi vicendevolmente di proteggere gli assassini di civili e dei cooperanti umanitari. E questa guerra dell’informazione usa i media tradizionali e Internet.
La guerra cibernetica, o cyberwar, è invece quella che ogni giorno si combatte nel cyberspazio usando sofisticate armi tecnologiche che servono a compromettere le infrastrutture “critiche” di stati, governi, e organizzazioni transnazionali.
Oggi queste infrastrutture critiche sono quelle che trasportano e immagazzinano informazioni, sotto forma di bit, dati, software e conoscenze. Quindi obiettivo della guerra cibernetica sono server, database, smart-device, i nodi e i backbone della rete e l’Internet delle cose.

La guerra dell’informazione può essere intesa come un insieme di azioni volte a conquistare la superiorità conoscitiva a supporto delle proprie strategie, innanzitutto colpendo i sistemi avversari e proteggendo i propri, spiando le comunicazioni avversarie, sottraendo informazioni o manipolandole, e impedendo che il nemico faccia lo stesso. Nel condurre la guerra dell’informazione si possono usare strategie e tecniche di contro-informazione, disinformazione e propaganda, ma anche armi tecnologiche utili a violare le difese avversarie.

L’obiettivo dell’information war è quindi duplice: inquinare l’informazione necessaria al nemico per fare previsioni o renderla inutilizzabile per acquisire una superiorità tattica e strategica, ma anche rivelando informazioni sensibili attraverso un’azione di propaganda. Un esempio è quello che hanno fatto i democratici americani con le tasse nascoste e le dichiarazioni sessiste di Donald Trump, candidato alla presidenza americana per i repubblicani. Obiettivo non è distruggere la capacità di comunicazione dell’avversario, ma influenzare l’opinione pubblica rendendo noto ciò che non lo era per produrre delle reazioni utili e prevedibili sulla base di valori condivisi. Un risultato questo che può essere ottenuto con tecniche di manipolazione dell’informazione.

Di questi temi (infowar, tecnologie e strategie di comunicazione di massa, bufale mediatiche, manipolazione della percezione e dell’informazione ecc.) si discuterà nel convegno “Web2Society“, che si terrà a Roma il 23 novembre in Via Musolino 7, Sala da Feltre, in cui interverranno relatori del calibro di Walter Quattrociocchi, esperto di disinformazione e bufale mediatiche, Eugenio Iorio, docente universitario e professionista navigato della comunicazione, ed altri relatori di pari importanza.

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